"Tra un muro alto e solido e un uovo che si infrange contro di esso, starò sempre dalla parte dell'uovo.
Già non importa quanto nel giusto il muro possa essere, io supporterò l'uovo..."
"Qual è il significato di questa metafora? In alcuni casi è troppo semplice e chiara.
Bombardieri, tankers, missili e proiettili al fosforo bianco rappresentano il muro alto. Le uova sono i civili disarmati, che sono stati colpiti, distrutti, bruciati. Questo è uno dei significati della metafora.
Ma non è tutto. Porta un significato più profondo. Pensatela in questo modo. Ognuno di noi, è più o meno un uovo. Ognuno di noi, è un'unica insostituibile anima, chiusa in un guscio fragile. Questo vale per me, come per ognuno di voi. Ed ognuno di noi, chi in misura minore chi maggiore, sta affrontando un muro alto e solido. Il muro ha un nome, si chiama "Sistema". E' supposto che il Sistema ci protegga, ma alcune volte assume una vita propria, comincia ad ucciderci e ci fa uccidere freddamente gli altri, efficientemente, sistematicamente.
Io ho un solo motivo per scrivere romanzi, ed è quello di portare la dignità dell'anima dell'individuo alla superficie e far splendere una luce sopra di essa. Lo scopo di un racconto, è di suonare un'allarme, di tenere puntata una luce sul Sistema, in modo da non aggrovigliarsi tra le sue reti, riuscendole a spezzare...
Mio padre è morto l'anno scorso, all'età di novant'anni . Era un insegnante in pensione, un sacerdote buddhista "part-time". Quando era uno studente all'università di Kyoto, fu chiamato alle armi e mandato a combattere in Cina. Da bambino nato dopo la guerra, io ero solito vederlo la mattina presto prima di colazione, dedicare lunghe, profonde e sentite preghiere al piccolo altare di Buddha che c'era in casa. Una volta gli chiesi, perchè faceva così, mi rispose che stava pregando per i caduti della guerra. Disse che pregava per tutti, indifferentemente dall'alleanza a cui erano schierati.
Mio padre è morto, e con lui sono andati anche i suoi ricordi, ricordi che non potrò mai conoscere.
Ma la presenza della morte che si celava in lui rimane nei miei ricordi. E' una delle cose che porto in me di lui, ed è una delle più importanti.
C'è solo una cosa che mi auguro di trasmettervi oggi. Siamo tutti esseri umani, individui che trascendono dalla nazionalità, la razza e la religione, siamo tutti delle uova di fronte ad un solido muro chiamato, Sistema. Ad ogni apparenza, non abbiamo speranze di vittoria. Il muro è troppo alto, troppo forte e troppo freddo. Se vogliamo avere almeno una speranza di vittoria, deve venir fuori dal nostro credo in un'assoluta unicità e insostituibilità delle anime nostre e degli altri, e dal nostro credo nel credere nel tepore generato dal unire gli animi insieme.
Prendetevi un momento per pensarci. Ognuno di noi possiede una tangibile anima vivente. Il Sistema non possiede ciò. Non dobbiamo permettere al Sistema di sfruttarci. Non dobbiamo permettere al Sistema, di diventare un essere vivente. Il Sistema non crea noi: siamo Noi a creare il sistema
Questo è tutto quello che volevo dirvi."
Murakami Haruki.
Questo testo che ho tradotto, fa parte di un discorso tenuto dallo scrittore Murakami Haruki (Norvegian Wood, Dance Dance) a Gerusalamente, durante una sua premiazione avvenuta a Febbraio dello scorso anno.
L'ho trovato davvero intenso.
La coscienza del popolo giapponese, a partire dall'alba del giorno seguente il bombardamento atomico, è stata come risvegliata, la luce dell'esplosione ha rivelato la presenza di una macchina che ha malleato e coercitato l'individuo con decenni di indottrinamento nazionalista. Non è storia nuova, lo stesso è avvenuto anche in occidente, ciò però, è potuto avvenire più facilmente nei paesi asiatici, dove secoli di confucianesimo hanno praticamente reso la sensibilità individuale inesistente.
Guardando da fuori, la società giapponese, la presenza filosofica confuciana è ancora ragguardevole, tale apprezzamento è possibile, proprio perchè io vivo esternamente, godo di uno status diverso, ma non migliore. Sono sicuro che allo stesso modo in cui un giapponese non riesce a discernere e a visualizzare il sistema che lo circuisce, anche io sono affetto dalla stessa demenza. Quindi dove trovare la pasticca che permette di visualizzare i codici di Matrix ( a tal proposito leggetevi
l'articolo interessante di un mio amico blogger, riguardo gli ultimi avvenimenti di Sanremo ) ?
Trovare parti di codice errato è il primo passo, ma è la parte più facile del lavoro, la parte difficile è capire in che modo ci influenzano e quando ciò avviene.
Come ci suggerisce Murakami, ciò deve succedere tramite un percorso che ci porta a rivolgere lo sguardo dentro di noi, ancora prima di fuggire c'è bisogno di capire dove sono le manette che ci legano, altrimenti è un dispendio di energie inutile, ovunque saremo ci saranno sempre reti pronte a catturarci.
Come raffiguriamo ai giorni nostri l'individualità? Cosa significa essere individuo?
C'è individualità e individualità.
Una potrebbe essere quella a cui tutti i mass media fanno ricorso per alimentare il mostro sempre affamato Consumismo. Ci fanno credere di essere uguali e ci drogano con la necissità del DOVER essere diversi, ed è vero lo siamo, ma non sarà atteggiarci come qualche personcina in tv, non sarà neanche un vestito, la macchina il telefonino a renderci unici, proprio perchè tutti li hanno. Lo so appare come il solito discorso populista fatto dal "ribelle di piazza" , ma è in questo credo,che la maggior parte delle persone rimane invischiata e ne fa motivo di vita.
Un'altra possibile visione di individualità è questa: vedere alla singolarità della propria persona non come uno status da raggiungere, ma come un dono di nascita che va difeso e protetto, individui singoli ci si nasce, sta a noi cercare di preservare quello che secoli di lotte e proteste ci ha portato a raggiungere, la nostra è una situazione migliore rispetto ad altri paesi, ma è una situazione sempre pronta alla reversibilità, non appena si smette di guardare dentro per vedere un fuori.
Io.